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IMPRESE EROTICHE DI UNA SPIA A CONTRATTO



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Sinopse

Lolie Sebastien, spia freelance al servizio del miglior offerente, sa come sfruttare le sue molte doti: un viso d’angelo, nervi saldi e nessuna traccia di un cuore. Anche se poi quest’ultima cosa non è vera. Un cuore ce l’ha, solo che l’ha dato all’uomo sbagliato, una spia britannica a cui di lei non importa niente. Finché non incontra Zoran Brkovi?, agente segreto anche lui, ma fatto di tutt’altra pasta. Di missione in missione, di paese in paese, di rivolta in rivolta, di guerra in guerra, Lolie e Zoran si inseguiranno in una danza sensuale e pericolosa, dalla quale entrambi usciranno cambiati, forse per sempre. -- CONTIENE SCENE ESPLICITE - CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO -- "«Nel suo profondo, credo che Zoran Brkovi? sarà sempre un soldato» mi disse Quinn, la prima volta che mi parlò di lui. «Esegue gli ordini senza fare domande. Be’, perché non gli interessano le motivazioni, probabilmente, ma comunque... È disciplinato, ordinato. Quando lo vedi per la prima volta ti fa una strana impressione, ma non è sgradevole. Più lo guardi e più ti abitui a lui. Alla fine potresti persino trovarlo bello». «Non vedo che cosa c’entri, Quinn. Ne parli come se dessi per scontato che ci andrò a letto» risi io. Lui mi rivolse un sorriso a metà. «Be’, è un po’ la tua tecnica, no? E intendiamoci... non ho niente in contrario. Anzi, mi piace. Mi piace avere tra gli operativi una puttanella ninfomane come te, Lolie Sebastien». Mentre lo diceva allungò un piede, insinuandolo dolcemente tra le mie gambe. Mi appoggiò la pianta sulla chatte e me la massaggiò. Emisi un sospiro e aprii le cosce. All’epoca impazzivo per Quinn. Lui mi infilò l’alluce tra le grandi labbra, si fece largo tra le piccole e me lo mise a mollo nella fichetta. Ero tutta bagnata e sapevo che gli piaceva. Ne avevo le prove davanti agli occhi, diciamo. Eravamo stesi su un sofà in un appartamento del centro di Parigi. Soffitti alti e stucchi barocchi. Nudi, le gambe intrecciate e i gomiti appoggiati sui braccioli, ci fronteggiavamo dalle estremità opposte del sofà. E Quinn aveva infilato l’alluce dentro la mia fichetta. Era una scena un po’ decadente, lo so, ma aveva anche le sue attrattive. «Bene, poniamo che me lo porterò a letto. A parte questo che cosa...» Quinn mosse leggermente l’alluce, facendomi sospirare. «È nato in Serbia trentasei anni fa. Fatti un paio di conti e capirai che non ha avuto un’infanzia particolarmente felice. Subito dopo la fine del conflitto si è ficcato nell’esercito... soldati addestrati dalle truppe NATO, hai presente. Profilo esemplare, ottimo cecchino, ma quelli non erano paesi per uomini ambiziosi, allora meno di ora. Si è dimesso e ha iniziato a lavorare a contratto». «Per il miglior offerente?» chiesi. Mi ricordava qualcuno. Quinn mi spinse dentro l’alluce più che poteva. «Toccati» ordinò."

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